27/08/2015

Come vivere ancora più vecchi dei giapponesi?

I giapponesi vivono molto vecchi e rimangono più sani a lungo.

I giapponesi sono quelli che vivono di più al mondo, con Hong Kong e gli svizzeri. Ma non è sempre stato così. In 50-60 anni si è osservato che i giapponesi avevano un'aspettativa di vita significativamente inferiore a quello dei paesi europei e la tendenza si è invertita solo negli anni '80.


Da qui possiamo trarre una prima osservazione interessante: l'aspettativa di vita sembra essere correlata allo stile di vita, piuttosto che a fattori genetici. Fondamentalmente sono le nostre azioni che definiscono gran parte di quanto tempo rimaniamo sulla Terra. Seconda osservazione: l'aspettativa di vita è aumentata in giappone con il loro livello di ricchezza, e in effetti molti studi dimostrano che più ci sono soldi e più persone vivono a lungo. Ha senso anche senza studi scientifici, e all'improvviso si capisce il motivo per cui Hong Kong e Svizzera sono in cima della tabella. Quindi in particolare, cosa permette ai giapponesi di vivere più a lungo rispetto agli altri?

Alimentazione

Questo è ciò che dovrebbe venire in mente subito perché abbiamo tutti sentito che la dieta giapponese è "il segreto" della loro aspettativa di vita e della loro buona salute. Ed è vero. 

I giapponesi, infatti,  hanno eccellenti abitudini alimentari. Ecco cosa prendere cosa prendere come esempio da loro:
- Dieta variegata: i giapponesi variano i cibi molto di più rispetto agli europei e agli americani
- Eating Fresh : I giapponesi fanno solitamente la spesa per un giorno o per due giorni al massimo quindi utilizzano cibi freschi.
- Cucina fai-da-te : In Giappone ci sono più donne che restano a casa o lavoro part-time quando hanno avuto un figlio. Possiamo ovviamente trovare punti negativi, ma quello che ci interessa qui è che i giapponesi mangiano più pasti preparati a mano che conservano quindi tutte le loro qualità nutrizionali.
- Mangiare con le bacchette: questo costringe a fare piccoli morsi e mangiare lentamente.
- Mangiare aglio : l'aglio, si sa, rafforza il sistema immunitario, abbassa la pressione sanguigna e riduce il rischio di sviluppare il cancro.
- Mangiare pesce: E 'ricco di omega-3 che rafforza il sistema immunitario , regola il sistema cardiovascolare e promuove lo sviluppo del cervello.
- Mangiare alghe :  I giapponesi mangiano un sacco di alghe diverse, è un bene per il cuore, contro il diabete e anche contro il cancro.
- Bere il tè verde : Si tratta di una fonte di antiossidanti (come il cioccolato fondente) ottimi per prevenire alcuni effetti dell'invecchiamento e la formazione di alcuni tumori.
- Mangiare meno carne rossa: troppa carne rossa fa male alla salute, a quanto pare aumenta notevolmente il rischio di avere problemi cardiovascolari e sviluppare il cancro. In Giappone si mangia carne rossa meno spesso e in piccole quantità.
- Mangiare meno grassi : In Giappone consumano una bottiglia di un litro di olio in 1 anno circa.

Lavoro:

I giapponesi hanno una reputazione di gran lavoratori e anche se non è necessariamente il caso per tutti i mestieri, il lavoro è generalmente alleato della salute.
- Lavorare più a lungo : Molti giapponesi lavorano fino a 70 anni o più. Per alcuni è necessario, ma per molti è un modo per rimanere attivi e mantenere attivi corpo e mente. E 'anche un modo per mantenere una vita sociale attiva, che diventa molto importante quando si invecchia.
- Far fronte allo stress : lo stress da una parte fa male alla salute, ma altri studi dimostrano che le persone con un lavoro stressante vivono più a lungo.
- Avere dell'ambizione : avere ambizione professionale sembra aiutare nella lotta contro l'invecchiamento.

Stile di vita

Per vivere più a lungo, dobbiamo sapere come proteggere noi stessi e stabilire alcune regole di base, quali:
- Passeggiare di più : i viaggi in auto sono meno privilegiati dai giapponesi che preferiscono andare in bicicletta e utilizzare il trasporto pubblico che obbliga a camminare e muoversi di più. La passeggiata permette anche di rimanere in buona salute.
- essere zen: la filosofia di vita permette di gestire meglio le emozioni negative nefaste per la salute.

11/08/2015

Alzheimer: come comportarsi con il malato

L' invecchiamento è una tappa della vita che richiede l'accettazione di cambiamenti in diversi aspetti della propria esistenza. È una fase della vita che mette in gioco non solo dinamiche profondamente intime e personali di chi sta affrontando questo processo, ma anche dinamiche relazionali che coinvolgono in particolare l'ambiente familiare. Spesso l'insorgere della malattia è l'evento che segna nel modo più evidente il processo di invecchiamento. In particolare le forme patologiche che inducono una progressiva riduzione delle abilità e dell'autonomia personale, come le demenze, portano ad una trasformazione radicale delle condizioni di vita sia a livello pratico-comportamentale che affettivo-relazionale.


La demenza è una malattia che non soltanto affligge il malato, ma si ripercuote emotivamente in maniera pesante anche su coloro che l’assistono: il coniuge, i figli, i familiari. L'assistenza può essere talvolta un compito estremamente difficile e gravoso.
È necessario pianificare l’impegno che i familiari devono investire nell’assistenza del malato, che può anche durare per molti anni. È importante fare i conti con le proprie forze e con le proprie energie. Non pensare di essere da soli nell’affrontare le cure richieste ma accettare di aver bisogno di aiuto. Non è sempre semplice, come non lo è accettare la malattia del proprio caro, ma chiedere un aiuto non significa non essere in grado di assistere la persona, ma riconoscere e rispettare i propri limiti e progettare un tipo d’assistenza che veda coinvolti più soggetti.
Il carico emotivo personale è enorme, e chi assiste il paziente ha bisogno di sviluppare un insieme di strategie per far fronte all'evoluzione della malattia. Capire le proprie emozioni può essere di aiuto nella gestione del malato, così come può essere utile per se stessi.

Alcune delle emozioni che si possono sperimentare in questi casi sono :
  • Depressione e angoscia: è naturale confrontare come era la persona cara prima e dopo l’insorgenza della malattia e avere la sensazione di aver perso un compagno, un amico o un familiare a causa della patologia. Particolarmente angosciante può essere soprattutto il momento in cui il malato non riconosce più le persone care.
  • Senso di colpa: è comune e naturale sentirsi in colpa per il fatto di provare imbarazzo per il comportamento del malato di Alzheimer. Il senso di colpa emerge anche quando, a causa della sensazione di non poter sostenere a lungo il gravoso compito dell’assistenza, si comincia a riflettere riguardo alle probabili nuove soluzioni quali un ricovero del caro in una struttura assistenziale.
  • Rabbia: chi assiste prova rabbia nei confronti del paziente, di sé stesso, del medico, dei servizi o della situazione in generale. È importante cercare di distinguere tra la rabbia nei confronti della persona e l’irritazione verso il suo comportamento determinato dalla malattia. Può essere utile cercare pareri e consigli da familiari, amici e gruppi di supporto. Il sentimento di rabbia può essere talvolta così intenso, da perdere il controllo nei confronti della persona che si assiste: in questo caso è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.
  • Imbarazzo: il famigliare si può sentire a disagio quando la persona ammalata si comporta in pubblico in maniera inadeguata; questa sensazione può tuttavia scomparire parlandone con altri, amici o familiari, che condividono esperienze analoghe. Occorre spiegare a parenti, amici, vicini e conoscenti che gli atteggiamenti del malato dipendono dalla malattia, così da accrescere la loro tolleranza nei suoi confronti.
  • Solitudine: molte persone che assistono tendono ad isolarsi insieme al malato e a rimanere confinati in casa; il rischio è quindi di perdere i propri contatti sociali e le relazioni interpersonali, per accudire il malato. Questo isolamento, a sua volta, peggiora la situazione e rende ancora più gravosa l'assistenza della persona ammalata. Occorre, pertanto, cercare di mantenere una vita sociale e delle amicizie, cercando di condividere il carico dell’assistenza con parenti ed amici. Il malato non deve comunque essere abbandonato.

E' importante accettare il supporto che può venire da altri membri del nucleo familiare, affinché il carico non pesi solo su una singola persona. Se, al contrario, ci si sente stressati perché non si riceve aiuto e comprensione, può essere utile convocare una riunione familiare per discutere l'assistenza da fornire al malato.
E necessario fare partecipi delle proprie esperienze e dei propri stati d'animo le persone a voi vicine. Se cercate di nascondere tutti i problemi può essere veramente difficile, quasi impossibile, assistere un’altra persona. Il confronto con altri che vivono gli stessi problemi aiuta a riconoscere come normali e naturali le proprie reazioni.
La maggior parte delle persone capisce quali sono i propri limiti solo quando il carico dell'assistenza sta per sopraffarli. Se la situazione è prossima a diventare critica è d’obbligo accettare e richiedere aiuti esterni, rivolgendosi ai servizi sociali del proprio comune o alle
organizzazioni di volontariato, così da evitare situazioni di crisi.
E' utile cercare dei suggerimenti relativamente al proprio ruolo che cambia, e ai mutamenti che intervengono nella persona ammalata.
Talvolta è difficile accettare aiuto, soprattutto se non si è abituati. Tuttavia, anche se familiari, amici o vicini hanno la volontà di aiutare, possono non sapere che cosa è utile o ben accetto.
Dategli delle indicazioni, una parola, un suggerimento, consentendogli di essere e sentirsi efficaci. In questo modo condividerete il carico fisico ed emotivo dell’assistenza anche con altri, che potranno comprendere maggiormente l’impegno che comporta la cura di una persona affetta da morbo di Alzheimer.
Un gruppo di auto-aiuto può essere di supporto e rappresentare un’occasione di condivisione di problemi e soluzioni. È fondamentale conoscere le sedi presenti nel territorio in cui si risiede dove è possibile ottenere aiuto dal punto di vista medico, organizzativo, personale o finanziario.
Il proprio medico, infermiere o assistente sociale può indirizzarvi verso le risorse necessarie.

Di seguito qualche utile consiglio per chi si prende cura del malato:
  1. Riprogrammare la vita.
    Le persone affette da demenza necessitano di aiuto e assistenza da parte di chi si prende cura di loro in modo progressivamente più intenso, a causa dell'evoluzione della malattia. I famigliari di queste persone devono quindi pianificare le modalità assistenziali più adeguate secondo le diverse fasi della malattia, senza dimenticare che c'è sempre la possibilità e il dovere di permettere, anche al malato più grave, il mantenimento di una vita dignitosa. Un sentimento diffuso nei famigliari è spesso un forte senso di impotenza e una difficoltà a riorganizzare i propri impegni in base alle necessità spesso gravose del proprio assistito. È necessario quindi mantenere un rapporto continuativo con il medico di fiducia o la struttura clinica d'appoggio, in modo da potersi confrontare con personale esperto e qualificato sulle decisioni da prendersi rispetto alla gestione dei problemi assistenziali. Non solo, questo collegamento è importante anche per ottenere appoggio e un conforto nei momenti di frustrazione cosi da mantenere una prospettiva costruttiva nell'affrontare le difficoltà quotidiane, che si può ottenere solo vincendo il senso di impotenza, il disfattismo e la tentazione di rifugiarsi in false speranze e facendo appello alle proprie energie umane e morali.
  2. Parlare al malato.
    Dalla parola alla carezza: è necessario che il famigliare si renda conto che il proprio caro affetto da demenza non è più in grado di recepire e decodificare correttamente quanto gli viene detto. E' importante dunque adattare continuamente, con elasticità e sensibilità, le proprie modalità comunicative in rapporto alle capacità di comprensione del malato. Si deve soprattutto tener presente che per il malato è molto frustrante e addirittura controproducente pretendere da lui prestazioni che non è più in grado di dare. Sottolineare ciò che la persona era in grado di fare ma che ora non riesce più a portare a termine, oppure imputare il fallimento a mancanza di volontà o di impegno provoca inutile sofferenza e acuisce la depressione e il disorientamento.
  3. Come affrontare i disturbi comportamentali.
    E' possibile che la persona affetta da demenza, a fianco della progressiva perdita di autonomia e delle proprie facoltà mentali superiori, mostri dei disturbi comportamentali quali ansia, agitazione, aggressività e, in alcuni casi, specialmente in alcune forme di demenza quali la demenza frontotemporale o la demenza a corpi di Lewy, disinibizione o manifestazioni di tipo psicotico come deliri, allucinazioni o comportamenti auto od etero lesionisti. Le persone che si prendono cura dei pazienti dementi devono quindi fare i conti anche con la possibile gestione di queste manifestazioni. E' importante innanzitutto sottolineare che ogni iniziativa farmacologica deve essere sempre presa sotto stretto controllo del proprio specialista di fiducia, che sarà in grado di consigliare la miglior terapia per i disturbi specifici del paziente e dare gli opportuni suggerimenti per affrontare i problemi di gestione. Infatti, anche se oggi esistono validi preparati farmacologici che possono controllare i disturbi più gravi, ad essi vanno sempre affiancati i comportamenti adeguati da parte dei famigliari. Esistono alcune regole comportamentali che è bene conoscere e che possono aiutare nell'affrontare i disturbi comportamentali.
  4. Perdite di oggetti e accuse di furto.
    Il malato di Alzheimer dimentica spesso dove ripone gli oggetti e di conseguenza può accusare altri individui di averglieli sottratti. In tali circostanze è opportuno rispondere alle accuse della persona gentilmente, cercando di evitare conflitti, e aiutarlo a ritrovare l'oggetto perduto, tenendo presente che il suo comportamento dipende dalla malattia e non dalla sua volontà. È inoltre consigliabile avere un duplicato di oggetti importanti, quali chiavi e documenti, ed assicurarsi che non possa procurarsi oggetti di valore o preziosi.
  5. Deliri e allucinazioni.
    Le persone malate a volte possono essere soggette a deliri e allucinazioni. Il delirio o le allucinazioni assumono forme di un pensiero vero e possono essere considerati, dalla persona affetta da demenza, come assolutamente reali creando uno stato di paura che può sfociare in comportamenti auto-difensivi. Per abbassarne lo stato d'ansia si deve assecondarlo e non cercare di riportarlo bruscamente alla realtà, dandogli la possibilità di farlo parlare di ciò che lui crede stia accadendo.
  6. Comportamenti disinibiti.
    Sebbene accada raramente, il comportamento del malato in pubblico può essere particolarmente inappropriato e disinibito; parla costantemente ad alta voce, saluta tutti, da manifestazioni di affetto anche a persone non conosciute, ecc... Il miglior modo per dissuaderlo è provare a distrarlo con dolcezza.
  7. Perdita dell’orientamento.
    Il disorientamento può rappresentare uno dei problemi più difficili da gestire. La persona affetta da demenza può vagare e perdersi addirittura nei pressi della propria abitazione. Garantire la sua incolumità è di primaria importanza. Garantire al malato passeggiate frequenti in compagnia può comunque ridurre l'ansia legata alla voglia di uscire di casa autonomamente.
  8. Violenza e aggressività.
    In particolari circostanze il malato di Alzheimer può diventare irascibile, aggressivo e addirittura violento; ciò può accadere per svariati motivi come la perdita di autocontrollo in pubblico, il degenero delle capacità critiche, l'incapacità di esprimere con sicurezza emozioni e sentimenti sgradevoli e la difficoltà a relazionarsi con altri individui. L’aggressività può anche essere una reazione a: sensazioni e condizioni sgradevoli (es. rumore, confusione, posti troppo affollati....), a fattori fisici ( fame, freddo, caldo, sonno...), e fisiologici (infezioni alle vie urinarie, stitichezza, mal di denti...) manifestazioni che il malato non riesce ad identificare o ad esternare correttamente. L’aggressività è una delle principali difficoltà a cui la persona che assiste deve far fronte. L’unica strategia efficace, benché certamente sia anche la più difficile, è mantenere il controllo e la calma, non insistere, rispettare i suoi tempi, osservare ed imparare a prevenire i fattori scatenanti.
  9. Depressione e ansia.
    La persona malata può sentirsi depressa e triste, tendere all’isolamento, parlare, agire e pensare con particolare lentezza e difficoltà. Da ciò può derivare un'ulteriore alterazione del ritmo di vita quotidiano e delle abitudini come ad esempio una diminuzione dell'appetito. Bisogna cercare di indurre il malato a sentirsi amato, non chiedendogli mai più di quanto possa dare, gratificandolo, facendogli sentire l'affetto della famiglia ed evitando di rimproverarlo duramente davanti agli insuccessi.

A tutt'oggi la malattia di Alzheimer è inguaribile ma resta comunque curabile, in quanto è possibile prendersi cura del paziente affetto da demenza accompagnandolo nel suo percorso in modo da salvaguardarne il più possibile la qualità della vita.
La relazione con un malato d’Alzheimer, l’accompagnarlo nelle varie fasi della malattia richiedono soprattutto “pazienza” e saper stare nei momenti di bisogno. Le capacità più compromesse dalla malattia come il linguaggio, la memoria, le autonomie personali e di vita quotidiana richiedono un atteggiamento particolare di chi cura il malato.
La persona colpita dalla demenza perde le capacità ma non perde la sua identità, rimane la persona che era prima di ammalarsi, con la sua storia di vita. Il presente comporta nuovi elementi: sintomi, difficoltà prima non affrontate, il tutto in un progetto di vita da ri-creare in famiglia che costantemente deve tenere insieme la nuova situazione del parente malato.
Alcune tecniche di tipo relazionale (ad esempio il conversazionalismo) aiutano a trovare nuovi canali comunicativi rispettosi della persona e della malattia, offrendo alla persona che cura nuovi modi di parlare, ascoltare e accogliere i nuovi atteggiamenti e comportamenti del parente malato.
Estremamente importanti sono la creazione ed il mantenimento di ambienti (la casa, la stanza, l’arredamento) che possano favorire l'orientamento spaziale della persona malata e che la aiutino a proteggersi da rischi eventuali. È indispensabile la messa in sicurezza di ambienti che possano essere pericolosi per il malato (es. cucina).

Nell’assistenza ad una persona affetta da demenza ci sono alcune indicazioni relative al come comportarsi nei vari momenti della giornata per affrontare le diverse difficoltà che si presentano in ogni attività (alimentazione, vestizione e igiene, sonno, uscite, ecc...) cercando di mantenere un clima sereno e di accoglienza delle varie manifestazioni comportamentali.

È molto importante tenere a mente alcune cose fondamentali:
  • Non forzare mai la persona: di solito se il malato si rifiuta di fare qualcosa ci sono dei motivi, oppure non è arrivato ancora il momento. A volte basta aspettare cinque minuti, riproporre l’attività e la persona acconsente volentieri.
  • Cercare sempre di coinvolgerlo nelle attività con consegne chiare e semplici, attraverso esempi come: “Riordiniamo il tavolo?”, “Aiutami a mettere le posate in questo cassetto (aprendo il cassetto e mettendo per primi gli oggetti)”.
  • Anche se sembra capire e ascoltare tutto ciò che si dice, la persona affetta da demenza trattiene in memoria molto poco del contenuto di un discorso fatto perciò è utile formulare frasi corte con pochi passaggi.
  • La malattia si manifesta in modi diversi; spesso succede che, il malato, nello stesso giorno, alterni momenti di “lucidità” a momenti di confusione. La percezione è quella che ci stia prendendo in giro ma in realtà non è così; fa parte della malattia.
  • Cercare di mantenere un ordine e una cadenza del ritmo quotidiano.
  • Lasciare fare al malato le cose che è ancora in grado di svolgere. Mantenere una certa autonomia offre un buon stimolo e un buon segnale che aiuta molto la ormai fragile sicurezza in sé stesso. Inoltre, in questo modo, si posticipa la comparsa di alcuni bisogni di dipendenza nel compiere gli atti di vita quotidiana.
Di seguito si elencano alcune situazioni di vita quotidiana in cui si presentano più frequentemente difficoltà di gestione ed alcuni possibili consigli su come fare:
  1. Igiene personale e abbigliamento.
    La persona malata può dimenticare di lavarsi, non rendersi conto di questa necessità o addirittura avere dimenticato le azioni da compiere. In questa situazione è importante rispettare la dignità della persona, senza forzarla e senza pretendere dal malato ciò che non può più fare. È importante mantenere le precedenti abitudini e permettere al malato di svolgere in autonomia le attività che è in grado di compiere. Qualora la doccia crei disagio, il contatto con l’acqua a volte provoca molta paura, si consiglia in alternativa di fare il bagno, o di aiutarlo a lavarsi per pezzi. Per l’abbigliamento si consiglia di utilizzare qualcosa di semplice con tessuti morbidi ed elastici come pantaloni con elastico in vita senza bottoni; inoltre può essere comodo evitare scarpe con stringhe e preferire quelle con velcro.
    È utile organizzare l’armadio per stagioni, in modo che la persona possa vestirsi in autonomia potendo scegliere tra capi di abbigliamento in accordo con la stagione dell’anno.
  2. Servizi igienici e incontinenza.  
    La persona malata può perdere la capacità di riconoscere gli stimoli fisiologici, dimenticare dove siano i servizi igienici o come ci si debba comportare in questa situazione. A volte può essere d’aiuto l’invitare il malato a recarsi in bagno prima di andare da qualche parte accompagnandolo di persona. L’incontinenza è un sintomo che si presenta nella maggior parte dei casi con l’evolversi della malattia. Con l’aiuto del personale medico si può capire se serva l’utilizzo dei pannoloni o altro.
  3. Cucina e Alimentazione.
    In molti casi le persone malate di Alzheimer perdono la capacità di cucinare e di provvedere alla propria alimentazione autonomamente, dimenticandosi di mangiare o di essersi già alimentato e ciò può creare gravi problemi in particolare se vivono da soli. È molto importante mettere in sicurezza l’ambiente cucina eliminando i possibili fattori di rischio (fornelli, forno, coltelli, forbici, alimenti freschi con scadenza ravvicinata che se consumati oltre la data possono provocare malattie, ecc...). Servire una porzione di cibo alla volta può favorire l'autonomia del malato durante i pasti, il quale altrimenti potrebbe sentirsi confuso o manifestare ansia e agitazione. Cercare di rispettare i tempi e i nuovi modi di mangiare (anche con le mani) del malato è fondamentale. Se non vi sono controindicazioni, quali diabete o ipertensione, è consigliabile di lasciar consumare al malato anche piccole merende tra un pasto e l'altro, qualora lui lo gradisca. In casi particolarmente complessi è necessario rivolgersi allo specialista.
  4. Sonno e veglia.
    Il malato può agitarsi durante la notte. È frequente che il ritmo sonno-veglia soffra qualche modifica con la malattia. La persona malata non essendo più in grado di riconoscere alcune sequenze logiche può non collegare la notte con il riposo e scegliere di camminare, fare degli spostamenti di oggetti, richiedendo un’attenzione particolare. Si dovrebbe con pazienza capire la richiesta che il malato fa e se possibile accontentarlo. Inoltre, è consigliabile favorire le attività durante il giorno ed aiutarlo a rilassarsi prima di andare a letto attraverso un ambiente tranquillo: una tazza di latte tiepido e musica rilassante (se gradita) possono essere d’aiuto. Bisogna anche assicurarsi che prima di coricarsi il malato non abbia bisogno di andare al bagno, mangiare o bere e che non senta caldo o freddo, poiché spesso i disturbi comportamentali vengono scatenati da bisogni fisiologici.
La rete dei servizi
Per orientarsi all’interno dell’offerta dei servizi sanitari e socio-assistenziali del territorio è necessario individuare le competenze specifiche dei vari Enti.
Per accedere ed attivare i servizi è necessario rivolgersi a:
  1. il medico di medicina generale per i servizi sanitari e sociosanitari; 
  2. l’assistente sociale del comune di residenza per i servizi socio-assistenziali, la quale aiuta la famiglia nella scelta dell’assistenza più idonea alle sue esigenze; 
  3. il Centro per l’Assistenza Domicilare (Ce.A.D.) presso il Distretto sociosanitario.

Servizi Sanitari:
  • ADI: Assistenza Domiciliare Integrata
L’Assistenza Domiciliare è un servizio gratuito erogato dall’ASL rivolto a persone con patologie croniche in fase avanzata e con elevati livelli di dipendenza .Questo intervento consiste nell’erogazione di prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socio-assistenziali al domicilio del paziente. Per attivare il servizio bisogna rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
  • ADI: Voucher Demenze
Il Voucher demenza è una nuova tipologia di voucher introdotta dall’ASL in via sperimentale. È rivolto ai pazienti con diagnosi di demenza certificata da uno specialista in fase iniziale (quando si presentano principalmente problemi cognitivi e di comportamento e non ancora sintomi clinici) e alle loro famiglie. Può richiedere questo servizio la famiglia che si trova in difficoltà a gestire la situazione e che ha bisogno di aiuto per affrontarla. Pertanto devono essere pazienti che non ricevano già altri aiuti e che non siano ancora seguiti da altri servizi sul territorio.
L’obiettivo del voucher è quello di aiutare la famiglia a muoversi adeguatamente ed a insegnare anche praticamente cosa si deve fare nelle diverse situazioni. Riceverà queste informazioni dall’Operatore socio-sanitario e, in caso di bisogno, anche il sostegno dello psicologo.
L’attivazione del voucher è fatta sempre dal medico di famiglia e serve anche una relazione dell’assistente sociale del proprio comune. La richiesta della famiglia può essere presentata, oltre che al medico di medicina generale e all’assistente sociale del comune, anche
direttamente al proprio distretto ASL (Centro per l’Assistenza Domiciliare).

Servizi Sociali:
  • SAD: Servizio Assistenza Domiciliare
Il servizio, riservato ad anziani con più di 65 anni (o disabili anche di età inferiore), è costituito dall’insieme di prestazioni esclusivamente di natura socio-assistenziale (non sanitaria) prestate al domicilio, al fine di consentire la permanenza nel normale ambiente di vita e di ridurre il
ricorso al ricovero in strutture residenziali.
Le principali prestazioni erogate dal Servizio di Assistenza Domiciliare sono:
1. aiuto per la cura della persona (igiene personale)
2. aiuto per il governo della casa (pulizie, commissioni e spese)
3. sostegno per lo svolgimento delle attività quotidiane
4. aiuto per il mantenimento dei rapporti amicali e di vicinato.
Il servizio è gratuito per i nuclei familiari al di sotto di una certa soglia di reddito ISEE, mentre è prevista la compartecipazione alla spesa delle famiglie che eccedono dai parametri stabiliti dalle Amministrazioni comunali.
  • Buoni sociali
Sono contributi economici erogati per sostenere le famiglie che hanno a carico persone disabili o anziane e che svolgono lavoro di cura e assistenza. Vengono concessi sulla base di un tetto limite dell’indicatore ISEE.
  • Pasti a domicilio
Se presenti nel comune di residenza, il servizio consiste nella consegna a domicilio di pasti precotti ed è rivolto a persone che si trovano in situazione di solitudine e/o fragilità e sono impossibilitate a provvedere autonomamente alla preparazione del cibo.
  • Sportello Occupazione e Servizi alla Persona
Lo sportello offre un sostegno concreto alle famiglie che si trovano nella necessità di ricorrere ad un aiuto esterno per l'assistenza di familiari, offrendo servizi gratuiti di ricerca e pre-selezione di personale, adeguatamente selezionato e formato, di consulenza e di supporto per
la regolarizzazione del rapporto di lavoro (adempimenti di assunzione, trasformazione, proroga e cessazione).
  • Ricoveri temporanei
Al fine di offrire un supporto alle famiglie che assistono una persona malata, vengono attivati dagli Ambiti Territoriali dei ricoveri di sollievo che prevedono periodi di permanenza, variabili tra i 15 e i 30 giorni, presso strutture residenziali (RSA). Tale prestazione non è sovrapponibile a quelli già esistenti, ma permette ai familiari che assistono continuativamente il malato di concedersi un tempo “di sollievo” in cui poter riprendere le energie necessarie per continuare a
garantire l’adeguata assistenza al proprio caro. I ricoveri temporanei sono attivati, previo domanda al servizio sociale del comune di residenza, che valuterà il bisogno e, in accordo con i
familiari e la RSA, organizzerà il periodo di permanenza dell’interessato.

I servizi residenziali e semiresidenziali
  • RSA : Residenze Sanitarie Assistenziali
Le RSA, ex Case di Riposo, rappresentano la collocazione residenziale, temporanea o definitiva, degli anziani non autosufficienti o con limitato grado di autonomia che non possono più essere assistiti a domicilio. Alcune RSA (nella nostra provincia sono due, per un totale di 70
posti letto) hanno Nuclei Alzheimer accreditati dalla Regione, ma anche altre RSA hanno organizzato al proprio interno reparti ad hoc, dotandosi di personale preparato per la cura e l’assistenza specifica, e sono quindi in grado di accogliere malati affetti da demenza e malati di Alzheimer.
Nella RSA sono garantite l’assistenza medica e infermieristica, la riabilitazione, l’aiuto nello svolgimento delle attività quotidiane, attività di animazione e socializzazione, oltre ai servizi cosiddetti “alberghieri”.
Le RSA fanno parte della rete di servizi territoriali di primo livello e per accedervi, l’interessato o i suoi familiari, devono presentare la domanda direttamente alla struttura individuata tra quelle accreditate dalla Regione, o presso il CUP (Centro Unico di Prenotazione) attivato dall’Ambito Territoriale, che gestisce per più RSA gli accessi (ad esempio in Valle Seriana).
Le rette sono stabilite autonomamente dagli Enti che le gestiscono. Una parte della spesa è a carico del SSN, tale contributo erogato dalla Regione, a copertura delle spese sanitarie sostenute dalle RSA nei posti letto accreditati, varia a seconda delle condizioni di salute/autonomia dell’ospite, che sono monitorate dal medico della RSA e classificate secondo i criteri regionali (che definiscono in 8 classi -SOSIA- la fragilità dell’anziano). La parte restante è a carico del paziente e della sua famiglia. Le Amministrazioni comunali possono stabilire un eventuale contributo alla spesa per le famiglie al di sotto di una determinata soglia di ISEE.
  • CDI: Centri Diurni Integrati
Anche i Centri Diurni Integrati sono servizi rivolti a persone anziane non autosufficienti o con limitata autonomia che operano, però, in regime diurno. Rappresentano un supporto a situazioni familiari precarie in alternativa al ricovero a tempo pieno. In questi Centri sono offerti una serie di interventi sia di natura socio-assistenziale (assistenza diretta nelle attività quotidiane, di sostegno psicologico, di animazione e di socializzazione), che interventi sanitari (infermieristici, medico-geriatrici, riabilitativi). Per usufruire del servizio, le famiglie o le persone interessate possono rivolgersi ai Servizi Sociali del Comune di residenza, al Distretto ASL di appartenenza, o direttamente alle strutture, nell’ambito di quelle accreditate presso la Regione, dove potranno avere tutte le informazioni necessarie per conoscere le prestazioni offerte e la loro organizzazione, anche ricevendo la Carta dei Servizi di cui ogni CDI (così come ogni RSA) è dotato.

Unità di Valutazione Alzheimer (UVA)
All’interno della rete dei servizi per le persone affette da demenza, svolgono un ruolo fondamentale le Unità di Valutazione Alzheimer. Le UVA sono strutture ambulatoriali, ospedaliere o territoriali, specializzate nella diagnosi e nella cura della Malattia di Alzheimer.
Alle UVA spetta anzitutto il compito di effettuare la diagnosi (o di confermare una diagnosi precedente) e di prescrivere una terapia farmacologica appropriata. Dopo avere effettuato la diagnosi, le UVA seguono nel tempo il paziente, in collaborazione con il medico di assistenza primaria e con i servizi territoriali, per aiutare il malato ed i suoi familiari ad affrontare i problemi posti dalla malattia.
All’ambulatorio UVA si accede tramite una richiesta effettuata dal medico di famiglia del paziente.

Per magiori informazioni: contattaci!

03/08/2015

Amministratore di sostegno... come funziona?

Cos'è l'amministratore di sostegno?
L'ADS (acronimo di amministratore di sostegno) è' una figura istituita per quelle persone che, a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, totale, parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.
Citando l’art 1 della Legge 6/2004 si può dire che ha la funzione di “tutelare … le persone prive in tutto o in parte di autonomia, con la minore limitazione possibile della capacità di agire“.

Tra gli altri, gli anziani, i disabili e i malati terminali possono ottenere che il giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.

Perchè richiedere un amministratore di sostegno?
L’ADS è la risposta ad una situazione patologica in cui la persona interessata non è più in grado di fare fronte alle proprie necessità, e provvedere alla cura dei propri interessi; è perciò la risposta ad un bisogno della persona e serve a sostenerla ed aiutarla in tutte quelle scelte/attività aventi natura giuridica alle quali non è più in grado di provvedere in autonomia. 
Esempi concreti? necessità di vendere, affittare o comunque disporre di un immobile, l’assunzione di una badante, l’accettazione di una successione, la riscossione della pensione o la gestione dei propri risparmi, l’accettazione di una donazione, ecc..

Come richiedere l’amministrazione di sostegno?
Si deve presentare un ricorso al Giudice Tutelare che può essere proposto da:
  • stesso soggetto beneficiario, amche se incapace;
  • familiari entro il 4° grado: genitori, figli, fratelli o sorelle,nonni, zii, prozii, nipoti, cugini;
  • gli affini entro il 2° grado: cognati, suoceri, generi, nuore;
  • dal tutore o curatore
  • dal pubblico ministero

Per la presentazione del ricorso non è necessaria l’assistenza di un avvocato.
 

L’amministratore di sostegno viene nominato con un decreto del giudice tutelare.


Cosa deve contenere il decreto di nomina dell'amministratore di sostegno?
Deve contenere:
  •     generalità della persona beneficiaria e dell'amministratore di sostegno
  •     durata dell'incarico, che può essere anche a tempo indeterminato
  •     oggetto dell'incarico e degli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario
  •     atti che il beneficiario può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore di sostegno
  •     limiti, anche periodici, delle spese che l'amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità
  •     periodicità con cui l'amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l'attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.


La scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.
Il magistrato ha sempre poteri molto ampi per determinare cosa è di maggior interesse del beneficiario ed ha la possibilità di valutare i bisogni e le misure di protezione di volta in volta adeguate, intervenendo con misure particolari sul singolo caso concreto. Per questa ragione il Giudice Tutelare individua la durata e l’oggetto dell’incarico, gli atti di competenza del beneficiario, quelli in cui il beneficiario necessita dell’assistenza dell’amministratore di sostegno e quelli che quest’ultimo deve compiere in nome e per conto del beneficiato, i limiti di spesa e le altre condizioni che l’ADS è tenuto a rispettare.

Nella scelta della persona da nominare amministratore di sostegno, il giudice tutelare preferisce, se possibile:
  •     il coniuge che non sia separato legalmente
  •     la persona stabilmente convivente
  •     il padre, la madre, il filgio, il fratello o la sorella
  •     il parente entro il quarto grado
  •     il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.
Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.

L’amministratore di sostegno, dopo la nomina, presta il giuramento di svolgere il proprio incarico con fedeltà e diligenza e da quel momento può iniziare a svolgere la sua funzione. L’amministrazione di sostegno può sempre essere revocata qualora ne vengano meno i presupposti che la hanno necessitata o se essa si riveli non idonea a realizzare la tutela del beneficiario.

Quanto costa chiedere l'ADS ed averlo?
Il procedimento è esente dal pagamento del contributo unificato e dalle spese di registrazione degli atti; al momento del deposito del ricorso presso la cancelleria del Giudice tutelare occorre solo applicare una marca da bollo € 27,00.
Può essere richiesto in proprio, salvo per i procedimenti più complessi dove è necessario il patrocinio tecnico di un avvocato. Infatti, ogni volta non vi sia conflittualità nella richiesta (con l’interessato o fra i familiari del medesimo) o la nomina deve svolgere una semplice attività di cosiddetta ordinaria amministrazione si può procedere senza ausilio di un avvocato, necessario invece in tutti gli altri casi.
In quest’ultimo frangente, qualora si posseggano i requisiti reddituali previsti dalla legge si può ottenere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Una volta nominato, l’amministratore di sostegno non può percepire un compenso per l’incarico, non è quindi un lavoro per cui ci si può attendere una retribuzione come nel caso del curatore dell’eredità giacente o l’amministratore giudiziale (che gestiscono beni su nomina del tribunale): può però essergli riconosciuto un semplice rimborso delle spese ed, eventualmente, un equo indennizzo stabilito dal Giudice Tutelare in relazione al tipo di attività prestata ed alla sua effettiva entità.


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