02/02/2017

Regolarizzare badante senza permesso di soggiorno. Cosa e come fare?

Le procedure per assumere una badante straniera risultano differenti, nel caso in cui provenga o meno da uno degli stati dell'Unione Europea, ma cosa dobbiamo fare per non calpestare i piedi all'illegalità? Quanto rischiamo ad assumere una badante senza permesso di soggiorno?

Quando si deve stipulare un contratto di lavoro, con una persona proveniente da un paese al di fuori dall'Italia, sorgono nel datore diversi dubbi su quali procedure seguire per regolarizzare il dipendente. Le procedure variano a seconda se il dipendente provenga o meno da un paese dell'Ue, così come i documenti necessari per regolarizzarlo. Se è italiano o proviene da uno dei paesi membri i documenti di cui deve essere in possesso sono:
  • codice fiscale;
  • documento d'identità;
  • tessera sanitaria rilasciata e aggiornata dall'ASL. 
Il lavoratore può anche non essere iscritto all'ufficio di collocamento, ma è compito del datore di lavoro concordare con lui gli elementi del contratto di lavoro con orari, ferie e retribuzione. Compito della badate è la consegna della carta di soggiorno alla Questura competente, entro 3 mesi dal suo ingresso in Italia, con validità di 5 anni. Ma nel caso in cui provenisse da paesi extraeuropei?

In tal caso la procedura è ben diversa da quella illustrata precedentemente. Se un datore di lavoro volesse assumere un dipendente subordinato proveniente da un paese non membro dell'Ue deve affidarsi al Decreto Flussi, rilasciato ogni anno dal Governo, in cui si stabilisce la quota di stranieri non comunitari che possono entrare in Italia per lavoro. Il datore di lavoro, in passato, doveva semplicemente presentare la richiesta d'assunzione per potersi aggiudicare un fetta di quota, mentre il lavoratore non poteva trovarsi all'interno del territorio italiano per usufruire del Decreto. Nel caso in cui la domanda fosse stata accettata, il lavoratore richiedeva un visto d'ingresso per poter tornare in Italia e solo dopo aver firmato il contratto di lavoro si poteva ottenere il permesso d soggiorno. E adesso, la situazione è cambiata?

Oggi la realtà è ben diversa da quella che viene illustrata nel Decreto Flussi, ci sono pochissime eccezioni in cui un lavoratore può rientrare nella quota e criteri di valutazione più serrati, escludendo dalle categorie dei lavoratori Colf Badanti. Se queste figure hanno già trovato lavoro in Italia, non possono ottenere il permesso di soggiorno e il datore di lavoro non può presentare domanda per aggiudicarsi una quota di flussi, stipulando così un regolare contratto con il dipendente, perché sprovvisto dei criteri necessari per rientrare nelle categorie selezionate. E se si volesse assumere in nero? Senza regolarizzare il dipendente?

Secondo il D.lgs. 286/98 il datore di lavoro se dovesse violare queste norme, potrebbe incorrere nella reclusione dai 6 mesi a 3 anni, accompagnata da una sanzione di 5.000 euro per ogni dipendente irregolare. La suddetta sanzione si applica anche nel caso in cui il dipendente sia in possesso di un permesso di soggiorno non idoneo a svolgere un'attività fisica lavorativa. Il lavoratore straniero ha il diritto d'usufruire di tutte le norme contrattuali, anche senza la presenza di un regolare contratto di lavoro. Il ministero del lavoro per arginare tale violazione ha inserito all'interno del decreto legge l'emissione del permesso di soggiorno nel caso di denuncia da parte del dipendente del proprio datore di lavoro.

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